Perché

A me piace leggere, scrivere e correre. Ultimamente riesco a scrivere solo racconti o considerazioni legate alla corsa. E cerco di scovare racconti o romanzi legati in qualche modo alla corsa. E, appena posso, corro. Speriamo non sia grave.

sabato 30 marzo 2013

Svegliàtevi dal sonno o dormiglioni! (la maratona di primavera)


La cosa brutta della maratona è che non la si può improvvisare, sennò sarebbe bello stiracchiarsi, ascoltare il cinguettino nell’aria fresca e tersa del mattino e pensare: oh, voglio proprio correre una bella maratona!
No, non funziona così. Come in tanti altri ambiti della vita, le cose belle (che so io: un matrimonio o una semplice vacanza), pur nella loro apparente naturalità, quasi sempre nascondono un lungo periodo di preparazione.
Appunto: preparazione.
Nel nostro caso specifico per poter dire, adesso, domenica prossima vado a Parigi (ma potrebbe essere un qualunque altro posto, in questo caso è un esempio, ma a me questo esempio piace assai e quindi mi ci attengo ben volentieri) a correre la maratona, sono stati necessari vari passi:
Decidere, mi pare verso novembre, che avremmo (spesso certe cose per farle hai bisogno di complici) fatto una maratona in primavera e quale.
Iscriversi: a parte l’ovvia considerazione che se non ti iscrivi nei tempi dovuti non puoi poi partecipare, va detto che tra la decisione di correre una maratona e il momento in cui mi iscrivo fisicamente passa sempre almeno un mese, come se dovessi completare il processo di autoconvinzione, comunque il passo è senza ritorno o meglio posso anche decidere di rinunciare ma la quota di iscrizione, solitamente non trascurabile, andrebbe perduta. Eppoi rinunciare sarebbe dura per il morale, una volta deciso intimamente e, soprattutto, sventolato a amici e conoscenti (runners). Quindi una decisione da prendere con la dovuta convinzione. E allo stesso tempo ci vuole quello slancio di follia che ti fa prendere una decisione senza considerare nel dettaglio i mesi di continuativa fatica coronata da un estremo e spossante sacrificio finale che avrai modo di rimproverarti con calma.
Alla fine mi sono iscritto a inizio dicembre. Subito dopo la logistica: viaggio e hotel.
Ho messo a punto il programma di allenamento durante le vacanze di natale.
A gennaio è cominciato la preparazione, basata su quattordici settimane (in teoria, nella pratica, complice un’influenza, ho iniziato dopo l’Epifania). Poteva essere anche più lunga ma avevo bisogno di riposarmi un po’ dalla maratona autunnale (fine novembre). Sostanzialmente faccio coincidere il vero inizio con il primo lungo da venti chilometri.
Quindi, da novembre (tempo della decisione) a inizio aprile (tempo dell’azione) sono passati almeno quattro mesi di cui tre ineliminabili. Se la logistica o comunque i termini di iscrizioni fossero stati più limitanti, si pensi alle maratone più importanti o più frequentate come New York o Londra, ci avrei dovuto pensare molto prima.

Detto ciò: svegliàtevi, la primavera sta arrivando (appena smette di piovere) e allora avrete la possibilità di correre, se non una maratona (a meno che non l’aveste messo in conto per tempo), una bella mezza (anche lì ci può volere un po’ di premeditazione, soprattutto alla prima volta, diciamo un paio di mesi) o almeno una 10km (avremo occasione per parlarne, ce ne sono varie a Firenze) nei prossimi due mesi.

sabato 16 marzo 2013

Un lunghissimo in Firenze? Costruìscitelo da te!

Partiamo da un paio di postulati.
Primo postulato: un percorso da allenamento deve essere costituito almeno da un anello.
È ovvio: di solito dove si parte, si arriva, possibilmente da casa senza prendere la macchina (si ottiene allora un lunghissimo a “chilometri zero”... il sottile umorismo masochista tipico del runner!).
Secondo postulato: un percorso deve essere costituito dal minor numero di  anelli.
L’ottimo sarebbe quello di avere un unico anello: si parte e si torna nello stesso punto senza passare due volte nello stesso luogo.
Talvolta ciò non è possibile per ragioni varie: combinare percorsi di persone che partono da posti diverse, aggiustare la lunghezza del lunghissimo: se, pensato un anello, ti mancano pochi chilometri e non puoi fisicamente allungarlo, che fai? Ti devi inventare una piccola ripetizione, ottenendo una sorta di “otto”: non mi piace ma lo posso sopportare.
Quello che non farò mai (anche se sarebbe meglio non buttarsi in affermazioni così perentorie, non si sa mai) è fare un lunghissimo inanellando più giri delle cascine.

Ciò detto, con il passare del tempo mi sono creato dei percorsi misurati che ho descritto in questo blog. Quando devo pensare un lunghissimo guardo nell’”armadio” e metto insieme i pezzi che trovo a seconda della distanza, dei compagni di corsa, di dove ho corsa la settimana precedente.
Comunque a ben vedere i pezzi, sia pur infiniti in teoria, nella pratica sono finiti e numerabili. Sarà una mia limitazione ma alla fine, tenendo come punti di partenza la facoltà di Agraria (“centro” delle Cascine) ossia la zona ovest di Firenze, e Piazza Ferrucci, che rappresenta la zona est, i blocchi base sono i seguenti:

Ogni tratto può essere metà di un anello quindi avremo anelli base di 6, 8, 10 e 20km estendibili e mixabili a piacimento per ottere lunghissimi dai 28 ai 36 (e oltre) chilometri. Oltretutto grazie ai numerosi ponti di Firenze, che distano l’uno dall’altro dai 400-500m al chilometro, si possono fare aggiustamenti di fino con una buona risoluzione.

Detto ciò domattina ho in programma 36km: che pezzi avrò scelto?

PS: qualcuno avrà notato che tra i “pezzi” da assemblare mancano le Cascine: non è un errore è solo un punto di vista: le Cascine sono parte integrante di qualunque percorso (infatti ne considero parte verso i Renai e parte verso Ferrucci) e, in sé, sono un anello di poco più di 7km: in base al secondo postulato, non lo posso usare più di una volta e quindi ho evitato di “contarle” del tutto. Se però le contassi come blocco dovrei accorciare l’anello verso i renai o quello tra Agraria e Ferrucci. Scambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia.

martedì 12 marzo 2013

Eroe o codardo?


Ritarare i propri obbiettivi in corsa (letteralmente, ma si potrebbe applicare a qualunque altro ambito) è saggezza o codardia?

Domenica scorsa avevo programmato un allenamento di 25km a certe andature prefissate. Era piuttosto ambizioso, di quegli allenamenti che mi vengono benissimo la sera a letto poco prima di addormentarmi, poi la mattina quando mi vesto già mi paiono un po’ arrischiati.
Mentre parto individuo delle asimmetrie nei vari tratti e da 25 arrotondo a 24, che posso dividere meglio per tre: 8 + 8 + 8. Solo amore per la perfezione.
Dopo quache chilometro comunico a Ema che è meglio allungare a 10 il tratto iniziale, ossia quello più lento. Nella mia mente ingenua e sincera penso di venire incontro a lui e che poi nell'ultimo tratto, più breve, riuscirò a andare più veloce del previsto. E poi: 10 + 8 + 6 ha un senso: è una sorta di piramide. Tout se tient.
Arrivato a 15km comincio a avvertire la stanchezza e proiettare altri 10km davanti a me, con velocità crescente, mi pare infattibile. Un totale di 22km mi pare più ragionevole: aggiudicato.
Appena superato il 18°km le gambe si induriscono in modo repetino e mi sembra di correre sulla battigia. Osservo con stupore l'asfalto umido sotto di me per sicurezza: niente sabbia. La situazione si aggrava, è in corso una sorta di shut-down automatico.
Ho sbagliato qualcosa, forse sono partito troppo veloce e poi ho continuato a aumentare... ma devo fare 22km e me ne mancano ancora 4 e mi sto quasi fermando.
Cerco di razionalizzare: un chilometro di recupero. Mi abbandono in folle, le gambe vanno quanto possono. Dopo qualche centinaia di metri mi sento meglio, riprendo anche se riesco a assestarmi su un’andatura più lenta di quella programmata. Reggo al meglio. A quel punto mi rendo conto che se punto direttamente all'auto faccio 21,5 e non 22km... la tentazione è forte: 21,5 o 22 la differenza non è significativa... No, tiro dritto e completo i 22 prima di tornare al via. Sono fiero di me.
Ma non ero allo stremo: la settimana prima una situazione analoga: a 31km mi ero accorto che proseguendo direttamente verso casa ne avrei fatti 32 anziché 33 come pianificato: me ne sono sbattuto e ho puntato alla meta. Ma lì la condizione fisica e mentale erano ben diverse...

Ciò detto: fare forza su se stesso, imporsi di raggiungere gli obbiettivi fa la differenza, permette di migliorarsi.
Riconoscere i propri limiti, magari di quel momento, ascoltare il proprio corpo è saggio e permette di evitare danni e infortuni.

Allora? Imporsi o ascoltarsi? Come si fa a essere sicuri che stiamo ascoltando un allarme sincero e non una menzogna inconsapevole? Talvolta lo si capisce solo dopo.

Eroe o codardo? Bianco o nero? Meno male che esistono (ben più di) cinquanta sfumature di grigio.

sabato 9 marzo 2013

Deontologia del passante (c’è un limite a tutto!)


Lungarno, pressi del ponte da Verrazzano, sabato mattina.
Un uomo sulla cinquantina fuori dall’auto, sta parlando dal finestrino con qualcuno dentro. Mi vede avvicinare. Dubita poi si decide:
“Scusi”
“Sì?”
“Per prendere...”
“Mi dica”
Temporeggia ulteriormente, io sono già oltre, mi guarda stupito.
“Scusi ma non mi posso fermare...”
Mi sento uno stronzo, per me è un dovere dare indicazioni stradale ai forestieri e mi fregio di essere molto accurato, compatibilmente alle mie conoscenze e alla situazione. Quante volte ho semplicemente risposto: è troppo complicato a spiegarsi, mi segua si fa prima!... e poi ho l’ho guidato, anche in scooter o in auto, fino a un punto in cui fosse sufficientemente sicuro abbandonare il turista a se stesso e all’amletica segnaletica.
Ma mentre corro, no, non me lo doveva fare. C’è un limite a tutto!
Accanto alla deontologia del “locale” che deve aiutare il “foresto”, c’è anche quello dello “statico” che non deve interferire con il “dinamico”, insomma quello che corre anche se non sta inseguendo l’autobus non ci si può arrogare il diritto di fermarlo così senza un’emergenza vera. Si aspetta il prossimo passante. Che passi senza correre!

PS: per combinazione un secondo dopo ho incrociato altre due runners che venivano nel senso opposto. Si sarebbero trovate a tiro del turista di lì a poco: chissà se lui avrà avuto il coraggio di interpellarle. E soprattutto chissà se loro si saranno fermate...