Perché

A me piace leggere, scrivere e correre. Ultimamente riesco a scrivere solo racconti o considerazioni legate alla corsa. E cerco di scovare racconti o romanzi legati in qualche modo alla corsa. E, appena posso, corro. Speriamo non sia grave.

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domenica 2 novembre 2014

Pronatori di tutt'Italia unitevi (recensione delle Nike ST18)

Non intendo fare pubblicità, oltretutto gratuita, ma torno sulle scarpe. Solo per chi è un povero pronatore come me, gli altri, quelli con i piedi buoni o perlomeno non piatti, saltino pure questo post.
Sono anni che cerco delle scarpe che non siano le solite Nike Structure Triax o le Adidas Supernova Control (da qualche anno: Sequence): molti pensano che la Adidas semplicemente non faccia scarpe da running, mentre l'avversione per la Nike è un fatto tutto mio: mi pare troppo commerciale, vuoi mettere indossare delle Asics come è più figo? e invece sono anni che so per certo che le Structure Triax sono le scarpe che mi vanno bene ma hanno la sfortuna che essendo per pronatori, solitamente pure pesanti, e quindi lenti, sono considerate dalla Nike delle scarpe per sfigati, per tapascioni, e pertanto si sforzando di farne delle versioni con colori quanto più insignificanti possible: grigio, grigio topo, grigio scuro con – botta di vita - un bordino arancione.
Finché è uscito a settembre 2014 la versione 18, pubblicizzata addirittura sulle riviste di running: io guardando la pubblicità di queste scarpe piuttosto oscene ma invero strane e propagandate come il non plus ultra della tecnologia, poi vedo il nome del modello e stento a crederci: Structure Triax 18! Inutile dire che qualche giorno dopo ho approfittato per visitare il nuovissimo Nike Store di via Torino a Milano interemente dedicato al running.
La colorazione non è delle mie preferite dato che è blu scuro. Però ha il baffo esterno rosa e quello interno verdolino... la suola è bianca all’esterno e blu e rosa all’interno... a dire la verità non mi piacevano per niente però strane erano strane... soprattutto la suola all'interno sembra che abbia una sorta di impalcatura rosa che è bruttina ma deve essere l'arma segreta...
Quando ho chiesto a uno commessa sovradimensionata se potevo provarle ha attaccato a chiedere se ne conoscevo le caratteristiche, l’ho stoppata con malcelata sufficienza: ce le ho da anni, dalla versione 12 mi pare...
Appena indossate, sebbene usualmente avrei scelto un mezzo numero sopra, mi calzavano benissimo, soprattutto la tomaia, di un tessuto privo di parti in plastica, avvolge il piede in modo molto piacevole, il supporto sotto l’arco si avverte con una sensazione di sicurezza. Dopo averci fatto tre o quattro uscite tra dieci e quattordici chilometri senza problemi ho affrontato un trentaquattro: il risultato è stato che non mi sono accorto dei piedi e delle caviglie, e mi sono potuto concentrare sul resto: grande risultato. Certo, poi non è che camminassi granché bene ma tenuto conto degli scorsi lunghi e del fatto che erano comunque una bella distanza, resta un buon risultato per le scarpe.
Per fare un confronto, le Asics Kayano 20 sono molto più ammortizzate ma molto meno sostenenti sotto l’arco, alla fine mi risultano più stancanti per le caviglie. Forse la Asics GT2000 sono più sostenenti.
Le Brooks GTS 14 sono meno ammortizzate dalle Kayano ma restano comunque molto strutturate.
Mi mancano da provare le Adidas Sequence Energy, quelle con l’aggiunta della nuova suola “Boost” (quella che sembra polistirolo).
Tornando a queste Nike ST18: sembrano anche minimizzata come tomaia: molta meno plastica e meno e imbottitura, ne esce una scarpa più snella ma piacevole attorno al piede, forse alleggerita ma molto supportiva sotto l’arco.

Insomma, pronatori di tutta Italia forse possiamo finalmente avere un paio di scarpe strambe ma efficaci.

martedì 26 febbraio 2013

Le solette, what else?


Per me finora le solette era una parte della scarpa, punto. Quando uno compra un paio di scarpe da running, dentro ci trova, ovviamente, le sue belle solette. Oneste, con il logo che occhieggia mentre le osservi dall’alto. Le estraggo quando lavo le scarpe, le faccio asciugare separatamente e poi le reinserisco facendo attenzione che non si formino pieghe o grinze che, sia pure impercettibili, poi correndoci per chilometri finirebbero per essere insopportabili.
Da qualche rara pubblicità su riviste specializzate, so che esistono solette che si possono comprare separatamente ma non ne ho mai avuto bisogno o comunque non ne conosco il beneficio. Per non sbagliare, visto che già azzeccare la scarpa giusta è una sorta di congiuntura astrale, non mi sono mai azzardato a inserire anche la variabile “soletta” nell’equazione. Fine.
Settimane fa ho dismesso un paio di Adidas comodissime ma che avevano la suola usurata. A parte il battistrada non dimostravano di essere troppo usate quindi mentre le donavo alla Caritas (dopo averle ovviamente lavate per l’ultima volta) ho trattenuto le solette sostituendole con un paio che avevo tenuto di riserva di un paio di scarpe ancora più vecchie. Se dovevo tenere una paio di solette di riserva, preferivo che fossero quelle di un paio di scarpe con cui mi ero trovato veramente bene.
Dall’altra parte, le scarpe che sto attualmente utilizzando per i lunghissimi sono delle Nike antipronazione ben stabili ma financo troppo “dure” sotto il piede.
Oggi, per una tranquilla sortita di un’ora ho fatto una prova, così per fare, ho sostituito le solette delle Nike “dure” con quelle delle comodissime Adidas. Bum! Le Nike sono diventate improvvisamente più “morbide”, più comode...
La morale: le solette esistono e possono essere diverse le une dalle altre. Talvolta possono fare addirittura la differenza.

PS: chissà allora quale effetto miracoloso possano avere quelle superspeciali... No, prometto che non le compro... mi mancavano solo le solette!...

domenica 10 febbraio 2013

Basta consigli saggi! (cèdesi càmice poco usato)

Tanto è inutile: avete mai provato a acquistare il regalo per vostro figlio o figlia insieme a lui/lei (o a ordinarlo su Amazon ma facendoglielo sapere come per esempio hanno fatto dei miei cari amici) qualche giorno prima del suo compleanno? È fisiologicamente possibile che lui/lei aspetti il giorno giusto senza pretendere di aprirlo e giocarci fin da subito?
E allora perché io, indossando l’abito dello zio saggio (non è un costume di carnevale, ma nella sostanza...), mi fisso nel dispensare consigli ben saggi ma che poi io stesso disattendo (predicare bene e razzolare male, dice l’adagio, purché almeno si ponga attenzione a non farlo sapere in giro!)?
Ebbene proprio da questo pulpito (in due occasioni: “Ti fa male un ginocchio? Cambiascarpe!... (con morale positivista e pragmatica)” e “Le sorpresenell'armadio e le scarpe da corsa (un paio di consigli da vecchio zio)”) avevo ribadito un consiglio che ritengo assolutamente valido: mai usare scarpe nuove per una lunga distanza, ma anzi, cominciare con qualche uscita da una decina di chilometri, in affiancamento al paio vecchio che usiamo per i lunghi del fine settiamana fino a che il piede (e tutto il corpo: caviglia, ginocchio,...) non si sia adattato alla nuova scarpa e a quel punto si effettuerà lo scambio: si comincia a usare le nuove per una ventina di chilometri mentre le vecchie si riposano con qualche uscita breve prima del pensionamento definitivo.
Detto fatto: con l’ultimo paio di scarpe che ho rinnovato ci ho fatto subito, zitto zitto, venti chilometri. E fin qui è sufficiente ipocritamente tacere.
Se però poi i compagni di corsa più intimi (esistono i compagni più intimi? In che senso? Magari ne parliamo un’altra volta) e per giunta miei attenti lettori si comprano il sabato pomeriggio un paio di scarpe nuove, e non la versione nuova del solito modello ma addirittura una marca diversa, e poi la domenica mattina le calzano per fare venticinque o financo trenta chilometri, allora posso fare festa, non ho più alcuna funzione educativa.
Ovviamente perché è andata loro dritta, e hanno avuto la fortuna di essere Cenerentola e non una delle perfide sorellastre altrimenti avrei potuto gongolare soddisfatto nella mia saggezza dispensando immaginari e bonari buffetti mentre si fossero lamentati per una galla qui o un dolorino lì. E invece nulla. Due su due. E se avessero controvertito la mia teoria, e il mio saggio consiglio fosse inutile e oltretutto tedioso?
Zitto zitto, però a me (a me!) una bella galla dopo soli venti chilometri era venuta...

La morale? Medice cura te ipsum! (e poi appendi il càmice...)

sabato 22 settembre 2012

Quello che le mogli (dei runners) non sanno (ssshh!!! per favore!)

Ero uscito per comprare un regalo e dei pantaloncini da corsa, “Lo sai, quelli Nike ormai sono tutti slargati e usurati”, e la giustificazione teneva.
I pantaloncini li ho comprati, pure il regalo en passant, ma con una certa ambiguità ammetto che non sono sono stato proprio chiaro, di pantaloncini in realtà ne ho comprati due. Quello principale, e autorizzato, doveva essere un costosissimo paio di shorts X-Bionic. Me li voleva regalare addirittura lei qualche mese fa, io feci nobile resistenza (in realtà mi vergognavo: mi aveva regalato già una maglietta!). Dopo averli provati e depositati alla cassa, girellando per il Campione di Prato mi sono imbattuto nei famosi shorts della Salomon. 
Famosi per me, ovviamente, era dalla primaversa scorsa che ci giravo intorno, li avevo trovati a Parigi dall’Au Vieux Campeur (se non ci siete stati e capitate a Parigi andateci: in pratica è un negozio che si è riprodotto per partenogenesi commerciale, divenendo un numero imprecisato di negozi, ognuno specializzato in qualcosa legato a running/trekking: scarpe, intimo, montagna, alimentazione (uno addirittura per le mappe e le guide di viaggio!), sparsi in tre o quattro isolati nel Quinto, poco sotto la Sorbona, vicino a Boulevard Saint Michel), ma mancava la mia taglia. Poi quest’estate li avevo trovati in montagna, però il negozio era chiuso quando ci siamo passati. Insomma il Destino: ecco che mi si materializzano davanti agli occhi e già sono nel camerino a provarli (neanche bisogno di controllare: erano proprio della mia taglia).
L’idea motrice della mia spedizione era quella di trovare un pantaloncino “compress” che facesse lo stesso lavoro degli orribili gambaletti (purtroppo però sono efficaci) ma, anziché al polpaccio, sulla coscia. A dire la verità gli X-Bionic erano comodi e sicuramente traspiranti ma quanto a compressione i Salomon sono imbattibili, in pratica una sorta di griglia metallica a maglia esagonale ti imprigiona le cosce! Ça va sans dir: ho preso quelli e scartato gli X-Bionic.
Lo so, lo so che sono per chi fa trail e che nessuno li utilizza per la maratona: io li provo per il prossimo lunghissimo e poi se ne riparla. Male che vada ho buttato via un po’ (un bel po’) di soldi.
Quindi sono tornato a casa, li ho indossati e subito mostrati a Elena: “Sono orribili, - ha detto letteralmente, - i più brutti pantaloncini che abbia mai visto”. Ma ammetto che non mi ha smontato per niente, sono soddisfatto anche del colore bianco e grigio (la griglia metallica), possibile avere sempre pantaloncini neri o blu? Un po’ di stravaganza, suvvia.
Quello che Elena non sa, e che se non legge questo post (e se nessuno fa la spia), non saprà per qualche tempo, è che... ho completato l’arcobaleno fluo! Non l'ho fatto apposta, non volevo, è stata la perfida Margrith (sì, stamani ho fatto il tour dei migliori negozi per il running: Isolotto dello Sport e poi Il Campione!): mi ha incrociato che ero quasi alla porta, stavo per uscire, mi ha chiesto se cercavo qualcosa. Lo sventurato rispose. Poco dopo discutendo di pronazione ero lì che mi provavo vari paia di scarpe. Quelle migliori secondo lei era queste. Arancioni...
PS: avevo l'obbligo morale di completare l'arcobaleno fluo!
PS2: quei pantaloncini Nike slargati e usurati sarebbero adattissimi per il kit di emergenza di cui parlavo ieri...

venerdì 10 agosto 2012

L’evoluzione della specie (amenità montane)


Solo per una decina di giorni in montagna mi sono dovuto limitare portare con me il "minimo" indispensabile:
  • Scarponi da trekking per le escursioni giornaliere (nonostante l’attenuante del numero enorme, sembrano scarponi da sci);
  • Salomon da Trail running: aiutano molto quando si corre sui sentieri e sui fondi sassosi;
  • Nike Structure Triax: oramai a fine carriera, nel caso in cui avessi un percorso puramente asfaltato e sterrato buono;
  • Nike Free: insuperabili per il riposo del guerriero.

A vederle in fila a me viene in mente la discalia: l’evoluzione della specie.
In realtà si tratta solo di avere lo strumento giusto al momento giusto, anche se la tendenza minimalista c'è anche nel trekking come nel running: scarpe sempre più leggere e meno protettive. In pratica è come scalare tutto di un livello: fare trekking anche su percorsi arditi con delle scarpe basse, fare running calzando scarpe che ti facciano sentire più il terreno.
Prima o poi pensionerò gli scarponi, ma come ci si sente sicuri con quei carrarmati ai piedi quando si affrontano fondi sassosi o difficili...

venerdì 20 luglio 2012

La rivincita dei pronatori (fantastiche scarpe nuove!)

Ci sono ricascato. In senso metaforico ovviamente.
Riparlo di scarpe...(Per una trattazione completa vi rimando al post opportuno)
Ci stavo girando intorno da vari giorni. Le attuali scarpe "da lungo" cominciano a mostrare segni di consunzione, in effetti hanno superato i cinquecento chilometri, bisognava cominciare a pensare al rimpiazzo (le splendide Asics DST17 verde fluorescenti  - di cui ho già parlato - non fanno testo: più di dieci chilometri e mi rovino le caviglie).
Ovviamente guardando in giro la versione attuale dello stesso modello (Nike Structure Triax) che sto usando adesso, mi è preso male: soliti colori banali e tristi da zio in vacanza. 
All'outlet di Valdichiana avevo già sferrato un colpo rapido e indolore comprandone una versione "invernale", ossia impermeabile, non bruttissime: grigie e arancioni con inserti rifrangenti. Certo non ci potevo preparare la maratona autunnale: da qui a ottobre quanto mai pioverà?!
Allora sono tornato a cercare un vecchio amore, anzi un "amour" visto che erano il modello acquistato a Parigi che aveva segnato la svolta della mia vita di runner (vedi post a proposito del dolore al ginocchio). Adesso hanno cambiato leggermente nome (Adidas Supernova Sequence), ma sono in pratica sempre le stesse, forse meno comode e pesanti delle Adistar Control (ora Salvation) ma ottime per un pronatore di peso, come il sottoscritto. Girando di sito in sito mi stavo rassegnando a colori meno tristi ma comunque non particolarmente fantasiosi fino a che non le ho viste: sono loro! il modello è quello ma il colore, quello non me lo aspettavo. La misura c'era, la mano è corsa alla carta di credito e dopo neppure 48 ore sono mie. Tornato a casa ho scardinato il pacco e le indossate immediatamente. Elena mi guardava sorridente e comprensiva come solo le madri che rimirano i propri bimbi sanno sorridere... Poi ha voluto sapere quando le avevo comprate, ma non ha infierito per niente!


Sono bellissime! non vedo l'ora di provarle.

PS: una nota sul corriere: Bartolini si conferma affidabile e se uno lascia un cellulare per farsi chiamare, loro ti chiamano! Provate a farlo con la SDA e poi mi raccontate.

lunedì 9 aprile 2012

La scarpetta di Cenerentola

Voglio anche io una scarpetta di cristallo come Cenerentola!
Possibile che noi iperpronatori e pure pesanti a cui toccano le scarpe della categoria Massimo Controllo che sennò mentre trotterelliamo alle Cascine oscillando come birilli potremmo cappottare senza accorgercene, non possiamo avere che scarpe brutte? Ci avete mai fatto caso? Se non siete iperpronatori e pesanti, di sicuro no, però per noi la faccenda è critica. 
E ora vi spiego perché, partendo dalla descrizione (seria) che potete trovare su Runners’ World,  condivisa anche da Fulvio Massini nel suo ultimo libro (Andiamo a correre, Rizzoli, 2012).
Ritmi veloci – Gara: sono scarpe che pesano 200-250 g, hanno un dislivello tra parte posteriore e anteriore molto ridotto. Indicate per le competizioni e comunque adatte a runners con appoggio biomeccanicamente efficiente.
Ammortizzanti – Neutre: sono raccomandate per runners che necessitano di ammortizzazione e del minimo supporto mediale: chi ha archi plantari da normali a alti, un’azione di corsa biomeccanicamente efficiente o appoggia d’avanpiede o di medio piede. Chi ne ha bisogno può inserirvi degli opportuni plantari. Peso da 300 a 370 g.
Stabili: indicate a runners con leggera o media iperpronazione, generalmente con archi da bassi a normali, che hanno bisogno di un buon compromesso tra sostegno e ammortizzazione. Peso 320-370 g.
Massimo controllo: scarpe per runners con archi plantari bassi, una media o alta iperpronazione, che hanno bisogno del massimo controllo dell’appoggio nel retropiede e sono di una certa stazza. Peso: 350 - 390 g.

Passiamo adesso a un’analisi meramente cromatico e estetico.
Le scarpe da Gara, che la maggior parte di noi farebbe bene a non pensare neppure di provare, figurarsi comprarle e poi usarle, sono di solito di colori sgargianti: giallo fosforescente e arangione, bicolori in modo improbabile, rosso sparato, insomma di quelle che si vedono da lontano un chilometro, che nelle foto permetterebbero di riconoscerti anche tra mille altre paia di gambe. Ma solo pochi di noi le possono usare senza rischio di farsi male: in pratica è come correre con le infradito: sei a terra e senza protezioni...
Le Neutre hanno di solito design accattivanti, sia pure più sobri: possono essere anche bianche ma con rifiniture o con la suola di un colore vistoso o anche con colori a contrasto. La maggior parte delle scarpe da corsa casca in questa categoria e le aziende possono sbizzarrirsi nei loro modelli più venduti, anche perché dedicate alla fetta di mercato più ampia. Sono quindi belle e non c’è che l’imbarazzo della scelta. Purché non si abbia i piedi piatti...
Poi le Stabili, che sono ancora più sobrie: sulla tomaia bianca si disegnano righe e simboli rossi o blu con al massimo qualche piccolo inserto arancione ma basta lì. Non sono tutte uguali, da marca a marca possono essere più o meno antipronazione, alcune le potrei anche usare: lo capisco dopo qualche decina di chilometri, soprattutto consecutivi: se non insorgono dolori alle ginocchia o alle caviglie, hanno passato l’esame.
Quando si arriva alle Massimo Controllo la situazione è imbarazzante: quasi tutte le aziende ne hanno al più un modello e inesorabilmente con uno stile sobrio, quasi si volessero camuffare da scarpe da passeggio o comunque per persone serie che non possono avere arlecchinate ai piedi. E non sto esagerando: del modello con cui corro meglio, le Nike Structure Triax (a malincuore: ho una sorta di idiosincrasia per le Nike da running), l’ultimo paio che ho comprato è addirittura interamente grigio con il baffo nero e la suola bianca: sembrano delle scarpe da ginnastica per un anziano zio che, non avvezzo a certe diavolerie, ha comprato la cosa meno imbarazzante da portare sotto dei pantaloni con la piega...

Detto ciò ero molto triste, perché mi sentivo (e mi sento) vittima di un complotto internazionale.
Però avevo una variante che mi permetteva di avere un approccio più sfarfallone: avevo deciso giusto una settimana fa (Illuminazione mattutina durante un lunghissimo) di dedicarmi a percorsi più brevi, dalla mezza ai 10km, e quindi potevo anche avventurarmi a considerare qualche Stabile (no, una Neutra addirittura, no).
Con la scusa di accompagnare mia moglie a vedere una svendita in un negozio all’Ipercoop di Sesto, all’ultimo momento l’ho salutata gentilmente: “Ci vediamo tra un po’: tu intanto guarda cosa c’è di bello, io vado da Decathlon...”
L’ho colta alla sprovvista ma il negozio cui anelava era lì che l’attendeva: non ha opposto resistenza e io ero già entrato da Decathlon a passa di marcia.
Cos’è il genio: colpo d’occhio, immaginazione e rapidità d’esecuzione!...
Arrivato al corridoio del Running ho avuto una sorpresa che mi ha fatto tornare bambino: quando entravo in un negozio di giocattoli e vedevo davanti a me tutti i giocattoli che avrei potuto desiderare e non sapevo da che parte cominciare, li avrei voluto quasi abbracciare tutti per evitare che me ne sfuggisse qualcuno dallo scaffale.
Dovevano appena aver riassortito il settore: c’erano moltissimi modelli e di ciascuno tutti i numeri fino al 47...
Sì perché ce le ho proprio tutte: iperpronatore, pesantuccio e con un 45 che da running diventa un 46,5...
Insomma ho cominciato freneticamente a selezionare i modelli che avessero un supporto mediale (la suola all’interno in corrispondenza dell’arco è di colore grigio e di consistenza diversa) e che fossero, possibilmente, di un colore brillante: al terzo paio che ho prelevato, la folgorazione: verde fosforescente con le righe e la linguetta di un azzurro intenso che facevo quasi fatica a guardare...
Le ho provate confrontandole anche con scarpe Massimo Controllo e Stabili: indubbiamente sono solo Stabili ma come anticipato nella mia testa avevo già pronta la giustificazione: perfette per distanze brevi per la mia rinascita primaverile...

Anche se non sono sfavillanti come quelle da gara, sono bellissime! (e le Nike da vecchio zio, le vedete?)
PS: ovviamente qualcun altro non si era affatto stupito di vedere arrivare un  grande bimbo sorridente con un sacchetto Decathlon ben poco misterioso.

PS2: oggi pomeriggio le ho provate: a me è sembrato di andare più forte del solito e pure il mio Garmin era stupito!...

sabato 10 marzo 2012

Ti fa male un ginocchio? Cambia scarpe!... (con morale positivista e pragmatica)


Questo è un fatto reale accadutomi una decina di anni fa quando ero ignorante. Nel senso etimologico, ossia che ignoravo quasi tutto della corsa, corricchiavo e basta.
Nel periodo in cui correvo all'Albereta cercai di aumentare la distanza ma a un certo punto mi dovetti arrendere a un fastidio al ginocchio: finché correvo i soliti 35-40 minuti tutto bene, se però passavo i 45 minuti ecco che cominciavo a soffrire sul lato esterno del ginocchio (non ricordo più quale fosse).
La cosa mi indispettiva ma il ragionamento fu: per forza, sono troppo pesante e correre non è lo sport più adatto al mio fisico, le povere ginocchia ne risentono e mi fanno capire che non è il caso di abusare. Peccato.
Per fortuna non era vero. Ma lo ignoravo.
Un giorno (questo l'aneddoto reale da cui volevo partire) ero a Parigi in vacanza. Alla Défense vidi un negozio di sport e mi ci imbucai immediatamente. Casualmente aveva un bel settore dedicato alla corsa e mi misi a guardare le scarpe. Ogni modello aveva una descrizione tecnica e una raccomandazione a seconda del tipo di runner.
Rimasi affascinato dal fatto che ci potessero essere scarpe diverse a seconda delle caratteristiche fisiche (prima scoperta). Mi concentrai allora su quelle che si dichiaravano indicate a corridori pesanti e che avevano bisogno di un'ottima ammortizzazione. Individuai un paio di Adidas che mi piacevano molto perché invece del solito bianco erano di uno strano grigio con le tre strisce arancioni.
La descrizione si confaceva, c'era solo un particolare che non capivo, colpa del francese tecnico – pensai – che non riuscivo a comprendere: erano indicate per corridori con "tendence pronatrice". Io – mi vergogno anche solo a ricordarlo – mi dico: nel più ci sta il meno, se vanno bene anche per chi ha questa tendenza andranno sicuramente bene anche per me. E le comprai soddisfatto, in realtà soprattutto per il colore.
Tornato a casa, le provai subito e mi ci trovai bene. Quando casualmente provai di nuovo a allungare un po' la distanza mi resi conto che non avvertivo il solito dolorino alle ginocchia. Riprovai: nessun problema.
Allora mi ricordai di quella parola, "pronatrice", che non conoscevo e cercai sul vocabolario e poi su internet e scoprii un mondo.
Avevo i piedi piatti, lo avevo sempre saputo, fin da piccolo mi avevano torturato con quelle orribili scarpe alte e plantari durissimi. Solo che non ci avevo più pensato e solo allora mi rendevo conto (seconda scoperta) che, come potei constatare osservando i mocassini sformati verso l'interno, soffrivo di quella che si chiama pronazione che era il contrario della supinazione. Meno male che non avevo trovato un bel modello di Adidas per la tendenza opposta, sennò con il mio ragionamento a quest'ora starei sempre correndo 35-40 minuti. Che in sé non sarebbe niente di male, però adesso posso scegliere, prima no.

Morale (positiva, anzi: positivista): l’ignoranza è bella perché più si ignora e più si è soggetti a facili e soventi scoperte che danno soddisfazione (purché non si voglia persistere nel nostro stato di ignoranza). La conoscenza ti toglie questo piacere: ti resta però il piacere del bel ricordo di quando hai smesso di ignorare e inoltre hai la possibilità di condividerlo con altri facendo loro provare un piacere simile a quello che hai provato tu: altro indubitabile piacere. 
Risultato (parziale): Conoscenza-Ignoranza: 2 a 1.

La morale pragmatica è più semplice: se ti fa male un ginocchio, cambia scarpe!

domenica 4 marzo 2012

Le sorprese nell'armadio e le scarpe da corsa (un paio di consigli da vecchio zio)


Stamani stavo rimettendo in ordine un armadio. Niente a che fare con la corsa, era solo un tipico lavoretto da domenica mattina che io ovviamente evito, rimando di settimana in settimana, fintanto che non ne posso più e quindi mi ci metto, ma allora non rimetto a posto solo quello che dovevo rimettere: faccio uno scavo accurato, con le solite e inaspettate sorprese (sono sorprese e in quanto tali sono inaspettate ma se ci penso mi rendo conto che sono inaspettate solo per il fatto che mi sono scordato che cosa ho messo io stesso in un certo cassetto, o in un certo sacchetto rintanato in un angolo remoto, quindi sono io con la mia smemoratezza a creare queste sorprese) e  poi rimetto tutto a posto da zero, cercando di razionalizzare e di eliminare quello che è eliminabile.
Stamani la piacevole sorpresa è stata una tuta Adidas di quelle in acetato, con la giacca con la zip,  il pantalone largo in fondo, azzurra con le righe bianche: puro vintage, di quelle che troverei in un negozio Adidas Originals. Solo che è vintage vero, di quando avevo forse vent’anni. Mai gettata per affezione anche se non mi stava più. Adesso grazie alla corsa ho perso almeno una taglia e mi sta pure la tuta Adidas vintage!
Ma tutto questo è una divagazione, e appunto non c’entra con la corsa, a parte la perdita di peso. Il fatto è che mentre ero lì che mi cimentavo nell’impresa riordinativa mi sono accorto di un’altra situazione vergognosa: le mie scarpe da corsa che pascolano indisturbate davanti all’armadio medesimo...
Sono ben quattro paia e sono tutte “attive”: dopo aver cercato inutilmente di ordinarle da qualche parte (ma sono troppe e poi ogni volta ne uso un paio diverso), alla fine ho rinunciato e le ho lasciate lì, nell'attesa che qualcuno mi rimproverasse costringendomi a trovare loro una migliore sistemazione.

Vorrei parlare di scarpe non per consigliare una marca o un modello (ormai so che ognuno di noi ha un piede e soprattutto una postura tutta sua) ma per condividere alcune considerazioni generali che possono nascere dalla descrizione di usanze particolari.
Io faccio così: individuo una scarpa che si confà alla conformazione del piede (nella fattispecie io sono iperpronatore) e, se non mi crea problemi, la adotto. Quando devo sostuire l’attuale non faccio altro che acquistare il modello nuovo (di solito identificato da un numero incrementato di una unità). Facile.
Se fosse così semplice avrei dovuto avere uno o al più due (nel periodo di affiancamento, ne parlerò dopo) paia di scarpe.
E se fosse così, dovrei aver usato sempre la stessa marca e lo stesso modello. E invece non è così. Perché? Come in tutte le evoluzioni, c’entra il caso.
E come succede che abbia scarpe di modello diverso o addirittura di marca diversa?
Allora innanzitutto la prima questione: data la linea guida summenzionata, come si può cambiare marca o modello nel tempo?  
Cominciamo dall’inizio, quando per puro caso (ovviamente questo episodio merita un racconto a parte...) ho acquistato un paio di scarpe (per la cronaca: Adidas Supernova Control) che mi hanno disvelato il mio problema: scomparendo il dolore alle ginocchia che mi prendeva quando superato gli 8-9 chilometri ho capito che (essendo il modello acquistato anti-pronazione) ero un pronatore e che avrei dovuto semplicemente utilizzare delle scarpe opportune, che ogni marca ha nel suo catalogo.
Ho quindi cominciato a comprare sempre lo stesso modello anno dopo anno. Poi, siccome alcune marche non hanno un solo modello antipronazione ma almeno un altro che si differenzia per qualche altra caratterstica come per esempio l’assorbimento maggiore o minore della suola, per curiosità passai al modello “superiore” della stessa marca (in questo caso l’Adistar Control). L’inizio non fu indolore ma poi dopo un po’ di chilometri e di uscite mi adattai e mi trovai anche meglio con l’altro modello. E quindi cambiai modello, comprando il modello rinnovato una stagione dopo l’altra.
Ovviamente ogni azienda cerca di differenziare ogni modello con una colorazione diversa e magari con un miglioramento infinitesimo.
Tutto bene. Fino a quando, forse a causa dell’ennesimo miglioramento (coincidente con il cambio di nome, forse inappropriato, del modello: da Adistar a Salvation), le scarpe hanno cominciato a darmi fastidio.
A malincuore ho cercato un’alternativa e per consiglio di un venditore (ma di quelli esperti davvero, non il neoassunto in un negozio di una grande catena) ho acquistato, dopo più di dieci anni, di nuovo una scarpa da corsa Nike. Avevo sviluppato un’antipatia per le Nike da corsa: consideravo la Nike una marca troppo modaiola e quindi (nella mia mente) poco tecnica. Peraltro questo modello di Nike, essendo l’unico antipronazione era anche il meno modaiolo e di conseguenza pure il più brutto della collana. Comunque i malanni sparirono e mi rassegnai alla Nike, continuando con lo stesso modello per varie stagioni.   
Poi di nuovo il caso: non avevo mai provato nessuna Asics... avevo messo gli occhi un modello ad hoc e quando mi capitò un’occasione me ne comprai un paio: costavano così poco... Peccato che avesse ragione l’esperto venditore che molto tempo prima di aveva portato a scegliere le brutte Nike proprio a sfavore delle più belle Asics: “con le Asics la caviglia sinistra ti fa un ‘verso’ strano... invece con le Nike non te lo fa...” Infatti nonostante che fossero antipronazione, ogni volta che le ho usate per più di venti chilometri mi hanno causato qualche problema. Alla fine le ho dedicate agli allenamenti brevi. Nel frattempo comunque non avevo abbandonato le Nike.
Sono quasi arrivato a rispondere anche alla seconda questione: perché quattro paia di scarpe, e di marca e modelli diversi?
Un anno fa ebbi la gioia di visitare un outlet Nike negli Stati Uniti. Rigirarmi tra le mani una leggera Lunarglide e scoprire che costava l’equivalente di una cinquantina di euro fu una folgorazione: perché no?
Finalmente anche un pesante iperpronatore come me aveva una paio di scarpe non dico da gara ma almeno un po’ più leggere. E poi la pubblicità diceva che erano “autoadattive”, buone per tutti i corridori...
Ci ho voluto credere ma anche per loro è valso quanto detto sopra per le Asics: le uso solo per gare da dieci chilometri o ogni tanto per le ripetute, tanto per il gusto di usarle.
Tornando allo spettacolo indecoroso del mio gregge di scarpe da corsa: un paio di Nike Structure Triax quasi esaurite affiancate dal nuovo modello, un paio di Asics Kayano abbastanza usate ma non finite e un paio di Lunarglide usate saltuariamente e oramai invecchiate.
Per completezza devo ammettere che nell’armadio ho anche un paio di Salomon da trial ma loro hanno il loro posto dedicato: le uso solo quando vado in montagna d’estate...

Un paio di considerazioni generali (o consigli da vecchio zio):

Durata
Seguo l’indicazione bene o male comunemente accettata: 800 chilometri o un anno, quello che si realizza per primo. Non è una legge inelluttabile ma l’esperienza mi ha confermato che è facile che dopo 7-800 chilometri comincio a sentire le scarpe, ancorché comode, anzi proprio quando mi sembrano più comode del solito, ecco che le sento anche un po’ “sgonfie”. Lo stesso accade se non si percorrono tanti chilometri ma passa più di un anno, niente di molto evidente ma a farci caso le scarpe sono un po’ più rigide.
Purtroppo non è la prima volta che sento un amico o un collega lamentare un improvviso malanno completamente inspiegabile e poi vengo a sapere en passant che usava le stesse scarpe da tre anni oppure ci aveva fatto migliaia di chilometri...

Affiancamento
Anche se si usa l’accortezza di comprare lo stesso modello, e sebbene i procedimenti industriali assicurino una quasi identicità degli oggetti, è piuttosto ovvio che una scarpa che ha fatto 800 chilometri è necessariamente diversa da una nuova di zecca.
Appena si usa una scarpa nuova, nella quale, appena indossata si sta comodissimi, è quasi inevitabile che si verifichino effetti fastidiosi soprattutto se usata subito per una lunga distanza (un’unghia nera, una vescica). Meglio limitarsi inizialmente a uscite sui dieci chilometri, lasciando i lunghi del fine settimana al vecchio modello. Tempo un paio di settimane potremo usare la nuova scarpa anche per un lungo e da allora in poi usare esclusivamente quella proprio per i lunghi, in modo che quando si affrontasse una maratona avremo un paio di scarpe con almeno un centinaio di chilometri all’attivo.

Morale: in breve tempo potrò fare ordine senza dover fare scelte dolorose o creare spazio nell’armadio: le vecchie Structure Triax vanno al riciclo e le Lunarglide vengono declassate a scarpe da passeggio... Tempo un’altro mesetto e anche le Kayano saranno da riciclo. E mi troverò con soltanto un paio attivo.
E finalmente potrò comprarmi un altro paio di scarpe!