Perché

A me piace leggere, scrivere e correre. Ultimamente riesco a scrivere solo racconti o considerazioni legate alla corsa. E cerco di scovare racconti o romanzi legati in qualche modo alla corsa. E, appena posso, corro. Speriamo non sia grave.

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sabato 25 agosto 2012

8.1 Inno, Mazzetta, Vigliano, Marciola, San Vincenzo a Torri, Ginestra


Asfalto / saliscendi / 17 o 19km (giro)

Questo è il mio lungo estivo da queste parti: tenuto conto del dislivello come primo lungo della stagione è decisamente allenante.
Partiamo dal ponticino sulla superstrada all'altezza di Inno, lo attraversiamo ma invece di girare a sinistra verso Marliano, giriamo a destra in via dei Pianacci. Salitella che prosegue tra alcune case. La strada da asfaltata si fa di cemento e infine di terra: abbiate fede e proseguite. Siamo tra le vigne, si costeggia un boschetto e la strada si fa accidentata per qualche decina di metri, per poi spuntare su via di San Lorenzo dove proseguiamo in discesa. Si risale fino al bivio con via di Marliano dove proseguiamo in discesa. Poco dopo si incontra via di Mazzetta: prendiamo a destra e facciamo, al contrario, la parte descritta in 8. Le Casine,Sant’Ilario, Vigliano, Mazzetta.

Dopo circa 3km arriviamo all’altro ponticino sulla superstrada (immediatamente prima di quello a Inno, venendo da Firenze) e giriamo a sinistra per tornare verso Vigliano (da poco denominato anche Bricoli) dove prendiamo la strada a destra che sale verso Roveta (via di Ronciglia).
La salita è constante e non eccessivamente ripida. Le fermate dell’autobus (Madonnina, Pruniccie,...) scandiscono il procedere anche se, di autobus, non ne ho mai incontrato neanche uno, anche perché di solito faccio questo percorso molto presto la domenica mattina.
Si oltrepassa, sulla nostra destra, l’hotel Roveta che una decina di anni fa era stato riaperto per poi chiudere tristemente di nuovo i battenti. La strada con curve larghe si inoltra nelle tenute Roveta-I Lami, con ampie vigne e vaste aree boschive, dense riserve di caccia (non di rado, la notte, capita di incontrare caprioli e cinghiali che attraversano la strada). Poco prima di scollinare un’ampia curva mi fa socchiudere gli occhi al sole che sorge su Scandicci e, dietro da qualche parte laggiù, su Firenze.

Arriviamo sulla provinciale a Marciola, poco sotto Fiore (ottimo ristorante con ampio giardino) e prendiamo a destra cominciando finalmente a scendere. La pendenza permette di lasciar andare le gambe. Si risale leggermente per arrivare, costeggiando fitti cipressi, alla villa “I Lami”, dove due pastori dei Pirenei attraversano il grande prato abbaiandomi mentre passo davanti alla recinzione: ogni estate meno velocemente, l’ultima volta - qualche settimana fa – sono rimasti ad abbaiare all’angolo della villa senza corrermi incontro affatto. Davanti al cancello principale della villa parte, alla mia destra, un viale di cipressi (perpendicolare alla strada) che in realtà è una sorta di scalinata verde molto pendente ma non so dove porti o meglio da dove parta per salire verso la villa.

Poco metri dopo si trova un bivio con un piccolo tabernacolo che è rimasto da solo nel mezzo di strada: l’asfalto lo ha circondato rendendolo una specie di piccola rotonda. Si tiene sulla destra continuando a scendere. Poche centinaia di metri dopo si vede sulla destra la “Casa di Caccia”, trattoria modesta ma altamente soddisfacente, da frequentare soprattutto nel periodo della caccia e comunque nella stagione più fresca dato che il menu non è dei più leggeri (in ogni caso ne vale la pena).
Dopo un altro chilometro, la discesa si fa più decisa e si passa in gruppo di casette multifamiliari di dubbio gusto per atterrare, a San Vincenzo a Torri, sulla provinciale di fondo valle che da Cerbaia porta alla Ginestra Fiorentina.
Si prende a destra in direzione della Ginestra. Si tratta dello unico tratto su strada trafficata anche di prima mattina ma finisce presto (poco più di un chilometro) perché ormai la provinciale aggira il paese e pertanto a partire dall’area industriale (ci sono alcune officine, un ingrosso di materiale edile e il Cioni, un emporio dove si trova di tutto dalle pentole ai mobili da giardino, dal bagnoschiuma agli attrezzi professionali, che è una sorta di attrazione locale, dove mi diverto spesso a curiosare) siamo tornati in area più sicura.

Poco prima di arrivare al centro del paese (una breve dirittura che incrocia la strada che porta in direzione di Montespertoli) alla nostra destra parte via di Càrcheri che prendiamo nel caso si opti per il giro breve: in un poco più di un chilometro siamo a Càrcheri (salita considerevole: circa cento metri di dislivello) e da qui con altri due chilometri e mezzo di saliscendi siamo di nuovo a Inno, per un totale di 17km.

Ovviamente tenuto conto del dislivello totale di 430m (con tre salite principali: Mazzetta (80m), Roveta (150m) e la risalita dalla ginestra (100m)) come allenamento vale molto di più del puro chilometraggio.


Se invece desidera un percorso più lungo si può attraversare il paese: giornalaio, Circolo ARCI, Kebab Viola (considerevole esempio di sincretismo di fedi sia pur di livello diverso), alimentari, pizzeria. Alla gelateria Genius si prende a destra la “Vecchia Pisana” e qui comincia la salita. Passiamo sotto un viadotto della Fi-Pi-Li e con due brevi tornanti guadagnamo rapidamente quota. Su questa salita ritmata da cipressi vedremo soprattutto ciclisti. Poco dopo la Luna (frazione con omonima pizzeria e annesso negozio di alimentari) si comincia a vedere, sulla sinistra, una distesa di casette multifamiliari che preannunciano Malmantile, arroccato sulla collina subito dietro.
Alle Quattro Strade (toponomastico autoesplicativo) si gira a destra verso Marliano (a sinistra si va a Malmantile mentre proseguendo si arriva alla Lastra). Qui la strada torna poco frequentata. Una salitella e poi un susseguirsi analogo di convessità e concavità lungo il fianco della collina ci conducono a Marliano. Alla chiesa si gira nettamente a sinistra per oltrepassare il cimitero e scendere tra le vigne. L’ultimo tratto è purtroppo molto ripido per poi dover risalire altrettanto ripidamente per arrivare al ponticino sulla superstrada da cui siamo partiti. Il totale sarà sui 19km. 

domenica 22 luglio 2012

8. Le Casine, Sant’Ilario, Vigliano, Mazzetta

Asfalto / saliscendi (230m dislivello) / circa 8 km (giro)

In attesa di proseguire le perlustrazioni intorno a Poggio Valicaia, volevo condividere alcuni percorsi che sono solito utilizzare in estate.
Si estendono su un’area contigua, tra Lastra a Signa e la Ginestra, che ha in comune con le colline di Scandicci l’adiacente bosco della Roveta. Comincerò dal circuito più breve che però ha la sua bella discesa e salita (230m di dislivello).
In realtà io mi immetto su questo circuito da un cinquecento metri (il che mi permette di allungarlo di un chilometro) comunque mi limiterò al circuito base cominciando da dove lo attacco io.
Procedo in senso orario perché preferisco la discesa regolare e quasi continua verso Sant’Ilario e i tre tratti di salita assai probante, intervallati da discesa o tratti in piana, piuttosto che viceversa ma niente vieta di provarlo anche al contrario.
Dalle Casine (per quelli che abitano nei dintorni si chiamano così ma non sono neppure una frazione e non c’è scritto alcun toponimo) non si gira a sinistra verso la Lastra ma si tira dritto su via di San Romolo, in leggera salita, verso il frantoio (gruppo di case riconoscibile da un torrino) da dove comincia una leggera discesa sulla cresta della collina fino a una contrada (sterrata), Via di Valle Pulci (se si vuole accorciare nettamente il giro la si può prendere ci porterà sulla via del ritorno, subito dopo la prima salitona).
Da qui comincia la discesa, prima decisa che affronto sempre con attenzione mettendomi in assetto da discesa (bacino più basso, busto in avanti, passo più lungo e appoggio sulla pianta e non sul tallone. Colle Vento, leggo fuori da un casolare, poi, passato un tratto nel bosco in cui devo far attenzione alle radici che sporgono dall’asfalto, circondo una villetta da cui mi segue sempre un pastore tedesco usualmente abbaiante.










La discesa prosegue senza tema fino a Sant’Ilario (si tenga sempre la destra sulla strada principale, la prima a sinistra porta all’Ipercoop di Lastra a Signa, mentre poi un passaggio sotto la superstrada ci porterebbe alla via Pisana, all’altezza della Capannuccia, poco lontano dall’uscita della FI-PI-LI per Lastra a Signa).
Seguendo l’indicazione per i vivai Belfiore si comincia a risalire per via di Valle Pulci paralleli alla superstrada FI-PI-LI. Si supera la deviazione a sinistra per i vivai (che però meritano una visita: sono specializzati in piante da frutta storiche, in estate organizzano annche delle fiere) Non vi spaventate: c’è poco meno di chilometro piuttosto duro, lungo il quale ho imparato a memoria molti dettagli, dalla splendida torre medievale sulla destra, al rudere con vista tangenziale sulla sinistra, il riflesso sulla superficie del laghetto artificiale è odioso verso il tramonto, varie casette rimesse, un casolare la cui vigna si stende dalla parte opposta della strada: nei periodi di lavoro intenso stendono un sentiero di cerchi di paglia su cui far transitare il trattore per non rovinare l’asfalto. Quando la strada sparisce in alto davanti a voi, significa che la salita (la prima) è quasi finita.
Si riprende fiato per qualche centinaia di metri poi si sale un altro po’ fino a che si vede sulla sinistra spuntare una sterrata (è quella che avevamo visto poco dopo il frantoio, e capirete chiaramente che cosa vi avrebbe fatto perdere).
Siamo tangenti alla superstrada, tanto da poterci saltar dentro (io mi figuro sempre appuntamenti sospetti con scambi tra chi si sofferma di lato in superstrada e chi attende oltre un basso muretto su via di Valle), ma mentre quella prosegue sul  viadotto, la nostra via ci porta decisamente in basso.
Mi riposo lasciando correre per quanto possibile le gambe. Aggiro la base di un pilastro del viadotto per risalire lentamente fino a Vigliano. Di solito quando sto facendo gli ultimi metri della breve ma rampante salita, oltre la staccionata di legno, un cavallo che mi guarda pacifico ma stupito.
Mi immetto su via delle Fonti girando a destra. Stavolta la superstrada corre in basso alla nostra destra. 




Dopo un tratto abbastanza in piano si prende il primo ponticino e si riattraversa la superstrada e poi si segue la strada tenendo la sinistra (a destra indica Naiale, deve portare dove un tempo c’era una fonte, estinta grazie alla superstrada, ma non ho mai indagato oltre). 





Qui c’è l’ultimo tratto di salita, si tratta di soli trecento metri (vi giro che non credevo a Google Earth!) ma di strada dritta con pendenza costante, inesorabile (trentacinque metri di dislivello in 260m: circa il 13% di pendenza).
Quando si scollina siamo alla villa di Mazzetta, quel che resta di salita mi pare un sollievo e arrivo alle Casine in un battibaleno.















In totale, si scende per 236m e poi si risalgono tutti, anzi, considerando la discesa sotto il viadotto, se ne salgono pure di più nel secondo tratto. Purtroppo non è equilibrato dato che prima si scende e poi si sale, però è un giro che mi piace sempre fare di tanto in tanto. 

domenica 4 marzo 2012

3. Firenze-Signa-Firenze (Revisione 1)

Asfalto e terra / pianeggiante / 24 km (giro completo partendo da Agraria) / 2 fontanelle

I percorsi sono vivi e soggetti a mutamenti, a evoluzioni.
C’è voluta una nuova stagione di lunghissimi per forzarmi a revisionare un percorso che ormai davo per consolidato. Si tratta del Firenze-Signa già dettagliatamente descritto.
Per me l’ottimo sarebbe la possibilità di evitare del tutto strade aperte al traffico.
Un compromesso accettabile sono le stradine di campagna raramente frequentate da automobili.
Il primo tratto percorso è all’interno di uno dei luoghi devoti alla corsa (la pista ciclabile Cascine-Renai) quindi non migliorabile.

Ero già piuttosto soddisfatto del modo di oltrepassare Signa e Ponte a Signa, ma con Giovanni abbiamo scoperto un’ulteriore via “verde” (anche se con breve tratto con saliscendi e cinquanta metri di fondo dissestato).
Una volta usciti dai Renai si tratta di proseguire lungo il canale che ovviamente andrà a sfociare in Arno. Si scende fino al livello del greto e qui si deve fare attenzione a non farsi male (fermare il crono, ma si tratta di un tratto brevissimo) e poi si risale subito per spuntare al parcheggio dello stadio esattamente in corrispondenza del ponte sul fiume. (in giallo la variante, in rosso il percorso iniziale).










Lo stesso sull’altro lato dell’Arno: da Ponte a Signa fino al Parco Fluviale di Lastra a Signa senza calcare alfalto stradale: si comincia stando sul sentiero sull'argine che segue la strada, poi all'altezza della ferrovia si prende una strada sterrata che si inoltra tra gli orti in direzione dell'Arno. Ci porterà al Parco Fluviale di Lastra a Signa.

Il vero cambiamento sta proprio tra il Parco Fluviale e Ugnano: anche qui totalmente “verde”. Resta solo il tratto tra il cimitero di Ugnano e il Poderaccio ma si tratta di strade che il sabato e la domenica mattina sono percorribili incontrando pochissime vetture. Dal Poderaccio siamo di nuovo all’Indiano e quindi in area “protetta” (da un punto di vista traffico).
Avevamo più volte notato che c’era una pista pedonabile che noi intercettavamo dietro al cimitero di Mantignano e ci portava a Ugnano ma non sapevamo da dove partisse. Unico modo per saperlo era percorrerlo, solo che tutte le volte che arrivavamo lì eravamo a pochi chilometri dall’”arrivo” e quindi non avevamo energie da sprecare. Stavolta avevamo chilometri in abbondanza da percorrere prima di arrivare (*) e quindi ci siamo potuti permettere di rischiare di fare un tratto inutilmente e poi di dover tornare indietro.
La cosa buffa è che per puro caso fin da subito non abbiamo avuto alcun dubbio che il sentiero era ben percorribile e doveva spuntare in qualche posto dato che ci siamo trovati a incrociare una gara con i concorrenti che ci venivano incontro uno dopo l’altro. Peraltro ho riconosciuto vari runner con i quali avevo condiviso la Mezza di Scandicci la domenica precedente, nonché vari colleghi. Il percorso corre lungo l’argine che costeggia l’Arno e da cui si vede bene sull’altra riva la pista ciclabile Cascine-Renai. La sorpresa è stata ancora maggiore quando siamo spuntati proprio nel Parco Fluviale di Lastra a Signa. A questo punto abbiamo continuato l’esplorazione proseguendo il sentiero e utilizzando una strada sterrata che serve i vari orti nell’area sottostante la nuova ferrovia che attraversa il fiume proprio davanti al Parco dei Renai.


In conclusione si riesce ad avere un anello quasi interamente “protetto” con partenza e arrivo alle Cascine. Il fio da pagare per avere un percorso più “verde” è la lunghezza: adesso il percorso è più breve. Partendo e tornando a Agraria adesso saremo a poco più di 24km contro i 25,5km della prima scorciatoia dal Poderaccio e i 28,5km della prima versione (che doveva arrivare fino a Ponte a Greve per poi rientrare da San Bartolo a Cintoia.
Adesso per migliorare ulteriormente il percorso attendo una passarella che colleghi il Parco Fluviale di Lastra a Signa con il Parco dei Renai (che sarebbe doverosa) e trovare un percorso lungo l’argine che colleghi il Poderaccio con il cimitero di Ugnano (ossia all’autostrada A1 che passa lì sopra)...

(*) Nota: mi è venuta così mentre scrivevo però non vorrei che qualcuno pensasse che copio. Si tratta invece di una citazione (inconsapevole che si è appunto resa consapevole appena l’ho scritta) di un passo di una poesia che adoro di Rober Lee Frost che dice “I’ve promises to keep and miles to go before I sleep” e che in italiano fa “ho promesse da mantenere e miglia da percorrere prima di dormire” che mi è rimasto impresso da quando l’ho sentita in un film con Charles bronson (“Telefon”, puri anni 70). Vi consiglio la poesia, il film solo per cultori del genere...

domenica 1 gennaio 2012

I percorsi d'allenamento - 3. Firenze - Signa - Lastra - Firenze

Asfalto e terra / pianeggiante / 31,5 - 34,5 km (giro completo partendo dalle cascine) / 2 fontanelle

Quando ci si trova a dover correre i lunghissimi, o almeno quelli che per me sono dei lunghissimi, diciamo sopra i 30km, la domanda sorge spontanea: che giro faccio?
Innanzitutto voglio evitare di fare più giri di uno stesso percorso. E anche di passare troppo vicino a casa quando sono in crisi, per non avere tentazioni, veramente difficili da combattere, come una semplice scorciatoia. A freddo, con la mente lucida, mi sembra facile, ma quando ho appena fatto 33km e me ne mancano 4 per arrivare a 37, mentre se tagliassi ne farei solo altri 2 e totalizzerei 35km, in fondo non è poi male un 35km, invece di un 37km, che saranno poi mai due chilometri in meno! Tanto, sempre un lungo è. Perché, oltre a una maggiore condiscendenza verso me stesso, subentra un abbassamento delle aspettative: alla partenza avrei fatto 37km a 5.41, ora – giuro che mi è accaduto di pensarlo –  arrivare a casa con una media del 5.50 sarebbe un buon risultato, in linea con la scorsa volta e anche la distanza: con 35 allungherei comunque di un chilometro...

Avendo premesso tutto ciò, risulta chiaro che se, per raggiungere la giusta lunghezza, si deve trovare qualche chilometro in più è meglio farlo all’inizio o nel punto più lontano del percorso, dopodiché, volere o volare, non ci sarà più alcuna alternativa se non arrivare a casa per la via più corta di modo che il bisogno primario coinciderà con l’obbiettivo dell’allenamento.
Altro requisito è la mancanza di salite: a meno che non ci siano esigenze specifiche, se già devo lavorare sulla distanza non voglio disperdere energie con ulteriori difficoltà, il percorso deve essere piatto.
Ovviamente voglio anche evitare il più possibile il traffico, quindi il mio percorso dovrà utilizzare al massimo le aree protette e prediligere strade secondarie e di campagna.

Tutti questi requisiti mi hanno spinto a elaborare un percorso che sfrutta ovviamente l’asse est-ovest, con il fiume come punto di riferimento, in modo da evitare le salite.


Prendo come punto di partenza il piazzale delle Cascine davanti alla facoltà di Agraria (al totale io poi aggiungerò anche 3 chilometri che servono per andare e tornare da casa).
Inizio sfruttando un giro intero delle Cascine, partendo in direzione della città e poi poi tornando lungo il fiume. All’Indiano siamo a circa 5km.

Attraverso il mini-ponte e proseguo lungo la ciclabile verso i Renai. All’ingresso del parco sono a 13km. Fino a qui la strada è nota. Comincio la descrizione di questo percorso da questo punto.


Da qui si deve abbandonare la riserva ma, considerando anche che l’allenamento per comprensibili ragioni di sopravvivenza familiare, sarà svolto di domenica mattina sul presto, anche dove sarò costretto a utilizzare strade normali, il traffico sarà comunque limitato.
Oltrepasso il ponticino e giro, sull’ampio marciapiedi, a sinistra, tornando verso l’Arno, mantenendomi lungo l’argine del torrente, e quando la strada si allontanerà dall’argine prendo il sentiero che invece continua lungo il canale. Arrivo a un parcheggio vicino alla ferrovia, scendo seguendo la strada e poi mi tengo accosto alla ferrovia, apparentemente senza uscita, passando tra i tavolini all’esterno di un bar, sotto una terrazza, oltrepassati i quali sbuco sulla piazza della stazione. Nel mezzo dell’edificio, sotto l’orologio, si apre un portone senza battenti: è il sottopassaggio che porta ai binari. Percorrendolo tutto, sempre correndo, risalgo dall’altra parte della ferrovia.
Ho così evitato in modo elegante lo snodo trafficatissimo che, passando sotto la ferrovia collega Ponte a Signa con Signa. Proseguo lungo la strada che trovo davanti a me e poi giro a sinistra seguendo un percorso obbligato fino a spuntare a un parcheggio all’ingresso dello stadio di Ponte a Signa. Da lì una breve rampa di scale di pietra mi porta sul ponte, attraverso rapidamente l’Arno e, attraverso un’altra rampa alla fine del ponte, scendo sull’argine in direzione di Firenze. Siamo a circa 15km. A un certo punto devo scendere e proseguire lungo la strada, passo sotto la ferrovia che arriva da Lastra a Signa e costeggio le mura medievali della Lastra in senso orario per poi prendere sulla sinistra via del Piano come se volessi tornare all’Arno. Effettivamente d’ora in poi so che alla mia sinistra devo tenere l’Arno, se anche sbagliassi strada o avessi un dubbio basta prendere a sinistra al primo bivio e quando vedo il fiume mi potrei orientare di nuovo.
Da qui comincia un percorso che tra serre, vivai, piccole attività legate al territorio ci porteranno a San Colombano, Badia a settimo, Ugnano e Mantignano per poi rientrare in Firenze all’altezza del ponte all’Indiano ma sull’altro lato dell’Arno rispetto alle Cascine.
Non è un percorso difficile però quando si fanno queste distanze non ci possiamo permettere di allungare per ovviare a errori, e poi trovarci a fine allenamento e distare ancora qualche chilometro da casa o dal punto di partenza. E non è solo il problema di non farcela e di dover scarpinare quando siamo stanchi morti, è una questione psicologica, durante l’allenamento non dobbiamo sprecare energia, non solo fisica ma neanche mentale. Avere dubbi, incertezze, cercare la strada giusta, invertire la rotta, chiedere a un passante, tutto questo ci può distrarre, mettere ansia, insomma ci fa sprecare energia e ci distoglie dai parametri fondamentali: la postura, la respirazione, il passo che stiamo tenendo, monitorare eventuali dolorini o anche solo avvisaglie. Certo le distrazioni aiutano a fare chilometri senza accorgercene, ma devono essere distrazioni piacevoli, osservare un paesaggio sconosciuto, scoprire che quel campanile che avevo visto mentre andavo dalle Cascine ai Renai era proprio questo a cui sto passando accanto adesso, che il parco fluviale di Lastra a Signa sarebbe proprio davanti ai Renai e basterebbe una passarella per creare una più ampia area protetta, che la locanda Dino a San Colombano è stata fondata nel 1897, queste sono le distrazioni che mi servono e quando poi sarò tornato a casa avrò anche qualcosa da raccontare.
Tutto ciò per dire che, prima di fare un percorso del genere, non solo l’ho ipotizzato su Google  Earth ma poi l’ho verificato di persona con un sopralluogo, ovviamente con un mezzo di trasporto agile, come un motorino, che mi ha permesso di percorrere tutti i tratti stradali e, dove non era possibile seguire il sentiero, aggirarlo rapidamente e riprendere dalla fine del tratto pedonale.
Vediamo i dettagli, almeno per avere dei punti di riferimento.  
Quando si vede sulla sinistra una casa di cura, mentre le indicazioni stradali suggeriscono di continuare sulla destra, si può invece prendere questa strada senza uscita e ci si ritrova dentro il parco fluviale di Lastra a Signa. Si può percorrerlo lungo il suo perimetro cercando di massimizzare il percorso protetto. Ne usciremo dall’entrata principale, dove si trova anche una fontanella e un piccolo bar che la domenica mattina presto sarà chiuso. Saremo a 18km.


Si riesce dal parco e si gira a sinistra in via dei Ceramisti. Si tratta di un’area industriale non particolarmente attraente ma sarà per poco, infatti giro appena possibile in una viuzza, via di Stagno. Quando si spunta su una strada più trafficata si volta ancora a sinistra e la si segue per poche centinaia di metri, fino a che si vede una strada sulla destra che entra nell’abitato, via San Colombano. Appena si arriva a incrociare quella che deve essere la via centrale di San Colombano si riprende ancora a sinistra fino a sbattere contro un cimitero.


Sulla destra parte una stradina, via della Nave di Badia, che costeggia il cimitero e dopo una brevissima ma irta salita, arriva su un argine su cui scopriamo un percorso pedonale in terra battuta che ci permette, prendendo verso destra, di sorvolare un tratto di piana. Sulla destra vedo la badia di Settimo. Il sentiero si porta parallelo all’Arno fino a passare sotto l’autostrada e a quel punto si riprende la strada asfaltata, via del Cimitero di Ugnano (22,5km).



Quando incontriamo un’altra strada teniamo la sinistra per poche decine di metri e all’altezza della chiesa di Santo Stefano stavolta giriamo, contro ogni logica, a destra: fossimo andati a sinistra avremmo, sì, ritrovato l’Arno, nostro punto di riferimento, ma saremmo spuntati in un’aia con un bel muricciolo che dà sul fiume. Strada senza uscita. Girando invece a destra siamo in via di Ugnano. Nell’abitato troviamo un bivio ma è meglio tenere la strada principale sulla destra, perché la strada a sinistra ci porterebbe in un altro cul de sac: l’ingresso dell’acquedotto di Mantignano che ha un bel parco, però solitamente chiuso e comunque non attraversabile. Arrivati a un incrocio con una strada maggiore si prende finalmente a sinistra, via di Mantignano, che poi gira sulla destra.
Al prossimo incrocio (24,5km) abbiamo una scelta: a sinistra c’è un ponticino che ci porterà rapidamente al campo nomadi e all’Arno. A destra si prosegue fino a costeggiare Sollicciano e arrivare a Ponte a Greve. Io ho sempre preso a destra perché ho scoperto solo recentemente che il ponticino mi permetteva di tornare all’arno passando dal Poderaccio. Però questo mi accorcia anche il percorso di 3 chilometri quindi continuo la descrizione più lunga.
Continuando su via di Mantignano, si vede sulla destra la superstrada, il carcere di Sollicciano e le indicazioni per Casellina. Si prosegue sempre a diritto fino a arrivare al semaforo di Via Pisana in corrispondenza di Ponte a Greve (26,5km).






Questo è l’unico tratto trafficato e pericoloso di tutto il percorso: odio dovermi fermare e non lo faccio se non proprio costretto, quindi devo sperare che sia verde. Si gira a sinistra su Via Pisana attraversandola, dato che sulla sinistra si apre poco dopo lo svincolo che porta verso il viadotto dell’Indiano. Comunque anche sulla destra il marciapiede è inesistente. Si tratta comunque di un centinaio di metri al massimo, poi al semaforo attraverso diregendomi verso il Warner Village e l’hotel Hilton, ben visibili anche da lontano. Si prosegue per via del Cavallaccio e, attraversata via Simone Martini, si prende via Santa Maria di Cintoia attraversando il quartiere di San Bartolo a Cintoia fino a spuntare su viale Canova e, continuando, su via dell’Argin Grosso (29km).
Attraversando la strada e oltrepassando l’argine (grosso, appunto) si scopre un parco inimmaginato, con percorsi per passeggiate, giochi per bambini e poi un area riservata agli orticelli. Si arriva all’Arno, via dell’Isolotto, poco più a monte del ponte all’Indiano (29.5km).


Se fossimo passati dal Poderaccio il percorso di riunirebbe qui (e avremmo fatto solo 26,5km).


Da qui si può usare una strada di terra battuta lungo la riva ma io preferisco l’asfalto tanto la strada è poco trafficata e la trazione è migliore: visto che a questo punto ogni metro è molto costoso preferisco spendere il minimo possibile. Si costeggia un campo da golf e quando via dell’Isolotto si ricongiunge a via dell’Argin Grosso, si può rimanere nel giardino lungo il fiume fino alla passerella delle Cascine o in alternativa fino al ponte della tranvia, un chilometro più avanti. Attraversato l’Arno, si prosegue fino a piazza Vittorio Veneto (33km), vicino al ponte della Vittoria e poi ri rientra verso Agraria tramite il viale degli Olmi.
Il totale è 34.5km chilometri e aggiungendoci un breve tratto di avvicinamento alle Cascine si può facilmente arrivare a 37.

Fontanelle:
Due all’inizio nelle Cascine, inutili.
Una nel parco fluviale di Lastra a Signa verso il km 18.
Una alla fine, sempre alle cascine, all’altezza della passarella (di cui si potrebbe usufruire due volte: al km30 e al km34).
Tutto sommato è consigliabile portarsi dietro delle riserve di liquidi oltre che qualche integratore.