Non si finisce mai di imparare, dice l'adagio popolare. Puro buonsenso
ovviamente.
Mi ripeto la frase e sento che vuol dire anche altro.
E' certo un incoraggiamento all'umiltà: non ne sapremo mai abbastanza da
poter pretendere di non aver più da imparare.
Ma più ancora un invito a stare accorti, vigili, perché in ogni momento
ci potrebbe essere qualcosa da imparare e che potrei perdermi per una
semplice distrazione: lì per lì non ci pensavo neppure che avrei potuto
anche solo vedere, incrociare qualcosa che valesse la pena di notare,
apprendere... ed è già passata.
Ma a me fa venire in mente una terza indicazione: gratitudine, quel doveroso tributo ai tanti grandi e piccoli
maestri di ogni momento della mia vita.
Sì, perché quando uno ha imparato qualcosa, l'ha appresa, a quel punto è
sua e non gli pare possibile che prima non lo fosse, sua, che gli fosse
estranea e che se non fosse stato per qualcun altro che gliel'ha
mostrata, disvelata lui non l'avrebbe saputa, non sarebbe stata parte
integrante di se stesso.
E non intendo i maestri veri, quelli deputati all'insegnamento, come i
professori, o i genitori, quello sarebbe troppo ovvio e facile, quasi
automatico il tributo.
No, intendo chi condivide con te piccolezze per il gusto di
condividerle, e poi a te quelle piccolezze ti tornano in mente, ci
ripensi e ti dici: eh, sì, aveva proprio ragione! Poi la volta dopo
magari sei tu che quella stessa cosa la condividi con qualcun altro.
Ormai è tua e ne puoi disporre come meglio credi, e spesso neppure ti
ricordi che l'hai ricevuta in dono da qualcu altro.
Voglio fare un esercizio, prendendo la corsa - ovviamente! - come filo
conduttore, e fare un elenco dei tanti piccoli maestri che ho avuto e
delle cose che ho imparato e che ormai sono mie.
Ovviamente Fulvio. Ma delle tante cose che mi ha insegnato quella che mi
torna in mente più spesso quando sono stanco, sono in difficoltà è
quella storia della cordicella in vita. Quando mi corresse la postura e
il movimento nella corsa, mi disse di incurvare il bacino in avanti e di
lasciarmi andare come se avessi una cordicella stretta in vita e
qulaccuno mi tirasse. Ecco quando sono stanco e comincio a perdere
colpi, la prima cosa che faccio è concentrarmi sulla postura e sul
movimento, controllare che il bacino sia incurvato, il busto leggermente
in avanti, sbilanciato dalla cordicella che mi tira davanti a me, e poi
le braccia che si muovano al ritmo, la falcata corta e l'appoggio sulla
parte mediale del piede. E quanto mi aiuta e mi rilassa ricordarmi della
cordicella.
Ma venendo ai piccoli maestri, quelli involontari.
Da Andrea ho imparato a non saltellare, e per farlo dovevo far finta di
strusciare i piedi come se avessi avuto le pattine su un pavimento
lucido. E' chiaro che è esagerato, ma esagerando ci si fa attenzione e
anche se non si deve davvero strisciare i piedi è la "sensazione che"
che serve. Adesso quando vedo l'ombra della mia testa che resta ferma
accanto a quella di Emanuele che invece oscilla su e giù, penso a Andrea
con gratitudine.
Riccardo mi ha invece insegnato a spingere dietro di me con la punta dei
piedi: senza fare niente, quanta spinta in più!
Durante l'ultima mezzamaratona un altro Riccardo mi ha insegnato a non
saltare allegramente giù dai marciapiedi, è ovvio ma io non ci avevo mai
fatto caso e atterravo abbastanza pesantemente sul tallone... adesso ci
faccio attenzione ogni volta che salgo o scendo da un dislivello...
Leonardo mi insegnò invece a combattere la stanchezza accorciando la
falcata: quante volte viene spontaneo allungarla e invece si fa più
fatica, si spreca più energia.
Emanuele invece mi ha insegnato a sorridere quando corro. Questa è una
cretinata penserete voi. No, invece è una gran cosa: tutte le volte che
il grande Piero Giacomelli mi faceva una foto a sorpresa (ma anche se mi
accorgevo che mi stava per immortalare) venivo serio, stravolto, insomma
l'inquadratura poi poteva essere anche bella ma c'era sempre qualcosa
che non andava. Invece Emanuele, oltre a essere più fotogenico, ma per
questo ci posso fare poco, in tutte le foto è sorridente. Non si tratta
di mettersi in posa fulmineamente, lui è già "predisposto" al sorriso,
anche quando è stravolto. E allora mi ci sono impegnato, prima sforzando
di sorridere quando vedevo un fotografo, e poi via via a essere
semplicemente più rilassato in volto, fino al risultato (secondario) di
essere molto più facilmente sorridente. In pratica due vantaggi: non
contraggo il viso risparmiando energia sprecata e vengo meglio in foto
anche quando non sto proprio sorridendo.
E tutte queste cose che ho imparato un certo momento di giorni fa, mesi
fa o anni fa, adesso fanno parte integrante di me, sono me.
E questa è solo una lista delle cose che mi vengono in mente così in
pochi minuti, ma ce ne sono tante altre. tanti maestri da ringraziare. E
ho pensato solo alla corsa: mi viene da ridere solo a immaginare quanti
insegnamenti e quanti maestri potrei ringraziare se estendessi l'esame a
tutto quello che mi accade.
(La corsa come metafora della vita?, beh, forse meglio sineddoche...)
La morale? Tanti maestri, tante cose imparate, tanta ricchezza in più,
tante cose da poter condividere con altri ancora.
Tanti maestri, tanto onore.
Grazie a tutti!
Una passione per la corsa e per una città, Firenze. Dove correre a Firenze e quello che viene in mente correndo di-a-da-in-con-su-per-tra-fra questa città. Ti piace correre? Abiti a Firenze o potresti passarci? Spero che qualcuno dei miei suggerimenti possa aiutarti.
Perché
A me piace leggere, scrivere e correre. Ultimamente riesco a scrivere solo racconti o considerazioni legate alla corsa. E cerco di scovare racconti o romanzi legati in qualche modo alla corsa. E, appena posso, corro. Speriamo non sia grave.
mercoledì 7 marzo 2012
Tanti maestri, tanto onore (una riflessione)
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L'umilta' di riconoscere tutte queste piccole cose gia' l'avevi.Il Nostro comune amico che e' in ospedale sta benissimo e adesso come promesso correra' la maratona di Firenze, ovviamente il suo maestro sarai tu!!!
RispondiEliminaCorrendo insieme (anche qui la corsa è motafora della vita?) ognuno di noi lascia un piccolo dono agli altri, magari inconsciamente e senza neppure sapere cosa ha lasciato.
RispondiEliminaAnche te lasci qualcosa ed anche a te dobbiamo un grazie.
PS - La corsa di stamattina la passerò a cercare di ricordare qualche dono di amici con cui non corro più ... ed a cui non mai detto grazie.